La casa delle mosche casa
                                                                                               innen und aussen                  
A volte non capisco la psicologia
            delle mosche che mi girano intorno per la stanza
            e non mi guardano nemmeno un po'

A volte non capisco la psicologia

            dei mercanti spagnoli che non seppero evitare la crisi
                                 economica e commerciale

A volte non capisco la psicologia
            di quelle enormi bottiglie di pomodoro che appena le apri

            scadono

A volte non capisco la psicologia

            di quegli uomini che guardano la vita dal salotto
                                 mangiando banane
                                 spulciandosi i capelli

A volte non capisco la psicologia
            di quelle formiche che salgono sul tavolo e mi rubano le 

            molliche
           
A volte non capisco la psicologia
            della psicologia

A volte non capisco la psicologia
            di quegli omaccioni che alla sera leggono Braudel e poi vanno a rota
                                 di Ridge e Brooke

A volte mi chiedo          se esistono          davvero

A volte mi chiedo          se esistoo          davvero
               
                                                                                                          
(Un amico)


Julika 80, "Innen und Aussen"





Elogio dello stronzo

Sono sul cesso.
Certe volte lo sforzo mi fa lacrimare gli occhi; questa volta lo stronzo è uscito fluido, senza fatica. La soddisfazione è quella di sempre, e come sempre dura poco.
Io insisto, strizzo il mio intestino per cercare residui organici che siano sfuggiti alla prima eiaculazione, ma la bocca del mio orifizio rimane muta.

Penso che la cacca sia l'unica cosa che veramente affratella tutti
gli uomini: essa è uguale a qualunque latitudine, non è bianca o nera o gialla o rossa, l'effluvio, di maggiore o minore intensità, è comunque sempre quello, e nemmeno nel più remoto angolo di Terra è stato trovato un individuo in grado di espellerla in posizione eretta. Tutti accovacciati. Ad alcuni re medioevali bastava sfilare la tavoletta sulla quale erano seduti per trasformare il trono in un gabinetto. Privilegio solo relativo, considerando la poca privacy, senza la quale per quanto mi riguarda non riesco a defecare (non so voi). Qualunque escremento costituisce il miglior concime, senza differenze d'età, sesso o razza.
L'atto del cacare costituisce una insostituibile purificazione, non solo metabolica, ma anche spirituale. Questo sublime momento rappresenta infatti l'espletarsi dell'ancestrale sentimento di appartenenza alla natura, il romantico conto che noi paghiamo a nostra Madre per ringraziarla dei doni e dei cibi che ci ha elargito. E' altresì il documento più rappresentativo non solo dell'uguaglianza, come ho già detto, ma anche e soprattutto della libertà, primo e preziosissimo bene. Che orrore! una società nella quale non si è liberi di defecare quando e dove si voglia!
Le dittature che abbiamo purtroppo conosciute impallidirebbero di fronte a cotanta barbarie. E in che abisso di perversione precitirebbe quella mente che concepisca come metodo di tortura quello di tappare l'ano del proprio prigioniero il quale, dopo alcune settimane, gonfio come un dirigibile e duro come una roccia, implori pietà e chieda di essere ucciso! Qualunque grande eroe parlerebbe, ne sono sicuro, dopo nemmeno quattro giorni.
Eleviamo dunque un'ara alla merda, simbolo dell'inespugnabile libertà morale che deriva all'uomo direttamente dalla natura!

Mi alzo dal cesso. Premendo il discarico osservo l'oggetto dal quale mi sono appena separato, e volo con la fantasia pensando allo straordinario percorso che esso farà, prima di ricongiungersi, attraverso cunicoli, tubature,
fogne, depuratori, altri organismi, a Lei, Terra, che tutti noi aspetta a braccia aperte e con uno splendido, giocondo sorriso.